RTO - PAOLO CALCAGNO

Nella sala “Canfari” della Sezione di Torino, lunedì 4 novembre, si è svolta una specifica riunione tecnica riservata agli arbitri, assistenti e osservatori appartenenti al Comitato Regionale Arbitri Piemonte e Valle d’Aosta.
Relatore della serata il componente della C.A.N./C Paolo Calcagno. Iniziò l’attività arbitrale a metà degli anni ’80, proprio a Torino, con l’allora Presidente Domenico Lops, che lo premiò a Saint Vincent quale miglior arbitro del Settore Giovanile. Si trasferì a Nichelino nel 1986, quando fu inaugurata la nuova Sezione voluta dal compianto Antonio Pairetto, e da lì in poi ha proseguito l’attività arbitrale, fino a diventare l’Assistente Internazionale che tutti conoscono.
Presentato dal Presidente Andrea Mazzaferro, Paolo sulla base della propria esperienza ha inteso tratteggiare la figura moderna dell’Assistente arbitrale. Ha ricordato che in una classe di studenti un buon insegnante rispetto ad altri meno bravi fa la differenza. Lo ha ribadito con delle frasi essenziali proiettate in sala: “Il problema non è individuare una soluzione. È che spesso non si mette a fuoco il vero problema”. Quante volte ci chiediamo il perché un arbitro bravo non raggiunge la serie A? Domande semplici a prima vista, ma sono le risposte più articolate e complesse da ricercare.
“La soluzione potrebbe essere lavorare con… COMPETENZA, combinazione di conoscenze, abilità e atteggiamenti appropriati al contesto”. “Individuare il problema - Acquisire ed utilizzare conoscenze e abilità”. Con brevi filmati esplicativi si sono evidenziati errori ed anomalie stabilendo i correttivi necessari per capire quali strumenti ed esercizi teorici e pratici fatti sul campo occorrono per migliorare il proprio rendimento.

Occorre capire per un assistente quale priorità deve preferire istante per istante, se, ad esempio, “guardare” in direzione dell’allineamento o se invece puntare il focus sull’azione trascurando il fuorigioco che non è impellente seguire in quel momento.
Occorre capire come ci si deve muovere sulla linea laterale e come e cosa fare nella fase più difficile da valutare, quando scatta la tattica del fuorigioco sull’incrocio tra l’attaccante e il penultimo difendente.
Occorre anche sapere come l’Assistente deve mantenere la concentrazione e come fare per tenersi sempre pronto allo scatto senza mai rimanere passivo con il linguaggio del corpo.
Occorre perfino sapere come utilizzare la bandierina nei momenti in cui tornerà utile il cambio di mano. Una necessità niente affatto secondaria.
Se ci ricordiamo cos’era la figura del “guardalinee” degli anni ’80, ora in questo delicato nuovo ruolo di aumentata responsabilità, Paolo Calcagno ha dimostrando di conoscere a fondo la materia e di saperla mettere a disposizione dei vari colleghi, siano essi arbitri, assistenti ed osservatori. Molto alto il livello di attenzione e di interesse avvertito in sala.
Nella chiusa finale della sua incisiva lezione Paolo ha messo in risalto la parola “UMILTÀ” e la sua conseguente domanda è stata: “La considerate una forza o una debolezza?” Ha origine dal latino: humi a terra, derivante da humus terra; rappresenta, cioè, il terreno più idoneo e fertile per far crescere la conoscenza ed acquisire nuove competenze. Non una debolezza, quindi, ma una virtù che è sempre bene avere a portata di mano, non solo nello specifico arbitrale, ma anche in altri ambiti, come persona che abbia voglia di crescere.

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