RTO - CAMBIARE PER MIGLIORARE

Lunedì 10 ottobre 2016 nell’affollata sezione torinese, due relatori d’eccezione sono stati introdotti dal pres. Andrea Mazzaferro per illustrare un tema caro agli arbitri, assistenti e osservatori del CRA Piemonte e a disposizione degli Organi Tecnici Nazionali. Una staffetta a due con i nostri associati Nino Cotroneo dell’Area Studio Modulo Bio-Medico e Luigi Stella componente CAI quale responsabile degli OA. Come è buona consuetudine ci si avvale del supporto audiovisivo che ci aiuterà a focalizzare meglio ciò che da quest’anno è e sarà il tormentone per ogni gruppo di apprendimento in ogni sezione dell’AIA. Stiamo parlando delle novità della Circolare 1, cercando di recepire e capire il punto di vista del dr. Cotroneo in chiave psico-sociologica, come primo relatore. In chiave tecnica, a seguire, attraverso gli esempi e le applicazioni pratiche sul campo con i filmati portati in sala da Luigi Stella. 

 

Nino Cotroneo, mostrando una serie di slide, esordisce con il pensiero di uno psicologo tedesco, Kurt Lewin, tra i primi a studiare le dinamiche dei gruppi e lo sviluppo delle organizzazioni. Il modello della percezione si configura nei seguenti tre stadi del cambiamento:

1° “scongelamento” è la necessità di superamento dell’inerzia e lo smantellamento della forma mentis delle abitudini esistenti. La naturale resistenza innescata dai meccanismi di difesa deve essere superata;

2° “stato confusionale” è la provvisorietà legata alla transizione. Si è consapevoli che il quadro precedente è stato messo in discussione, ma non si ha ancora una chiara percezione di come sostituirlo;

3° “ricongelamento” comporta il consolidamento del nuovo quadro e delle nuove abitudini e la loro cristallizzazione, riportando gli individui ad un livello di confidenza con i processi, analogo a quello prima del cambiamento.

 

E allora, cambiamento individuale avviene attraverso un percorso progressivo, prima difficoltoso ma alla fine tendente al miglioramento. Determinante poi è la figura del leader, vero artefice dell’organizzazione e della strategia per superare le resistenze al cambiamento. Per ottenere il necessario consenso la proposta di cambiamento deve essere:

 

CAPITA in quanto CHIARA 

CREDIBILE in quanto REALISTICA

ACCETTABILE in quanto NECESSARIA

 

Possiamo ipotizzare ogni persona passiva, vulnerabile e reattiva, in grado di accumulare ansie e bisogni rivolti verso l’ambiente, i superiori e il gruppo dei colleghi. In un sistema umano sono possibili due livelli di cambiamento:

1° NUOVI SIGNIFICATI dalle nuove regole, nuove strutture e strumenti, nuove azioni;

2° NUOVI COMPORTAMENTI sono la naturale conseguenza del livello precedente.

Dobbiamo sapere chi siamo, dove siamo, dove andiamo. Una transizione attraverso un quadro organizzativo. Nuova visione dell’insieme e nuova cultura per creare modelli di riferimento, al di là delle inevitabili resistenze, in quanto bisognerà fare i conti con l’ansia derivante dal venir meno delle certezze ai precedenti rapporti e valori interiorizzati. Cambiare è apprendere nuove conoscenze, nuove capacità, nuove qualità personali. Il tutto e per tutti non avviene in modo automatico, ma richiede un metodo preciso, con sistemi di interazione e partecipazione attiva dei singoli. Accettare, infine, il cambiamento con serenità, sarebbe più semplice per affrontare tutto quello che la vita riserva (nel bene e nel male). “Nulla è permanente tranne il cambiamento” Eraclito

 

Dalla teoria alla pratica, il testimone passa nelle mani di Luigi Stella. Con l’ausilio dei filmati vanno in primo piano le relazioni anonime compilate da alcuni osservatori in recenti visionature del mese in corso, dove sono rimarcate le incongruenze nei vari aspetti in funzione del voto finale assegnato sia all’arbitro che ai suoi assistenti. Stesso discorso vale per le prestazioni della terna arbitrale in casi in cui si dimostra l’errore commesso perché la bussola della navigazione non ha funzionato, ma anche per non aver ancora recepito nuovi comportamenti rispetto alle novità regolamentari della Circolare 1. Subentra lo stress, maggiore per chi è sotto pressione in campo, ma lo è anche per chi “osserva” seduto in tribuna. Costui deve relazionare a fine gara con i diretti interessati e tradurre in voto quanto accaduto; non sempre accade di avere ben chiaro il quadro completo delle dinamiche di gioco e di cosa è stato realmente rilevato. 

Conclude il componente CAI, ricordando come sono ancora in corso per ognuno le tre fasi elencate in apertura di serata: unfreezing, fase confusionale e refreezing. Dissipare i dubbi e avviare, gara dopo gara, il processo relativo al cambiamento, questo è ciò che si è inteso divulgare, questo è ciò che ci condurrà a CRESCERE come arbitri, assistenti, osservatori a qualsiasi livello di appartenenza. Una piacevole serata, ha chiosato il presidente, senz’altro proficua grazie ai due relatori.

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